Ricordiamolo così (assieme alla moglie Alda)


Fermo Formentini
(fotografia G. Ravelli)


   Bosco di Montegrino

Fermo Formentini ci ha lasciati, ma resta con noi nelle sue opere


Si sono celebrati lunedì 27 luglio, nella Chiesa parrocchiale di Bosco, i funerali di Fermo Formentini, nato l?otto agosto 1919 e scomparso il 24 luglio dopo qualche mese di malattia a 95 anni, personaggio conosciuto soprattutto per il suo ?Presepe di radici?, opera unica nel suo genere.

Il Formentini ha lasciato a Bosco, suo paese natale, un? impronta indelebile non solo per  il capolavoro che ha saputo ricavare dalle radici dei boschi, ma per il suo impegno costante nella vita della piccola comunità, che lo ha visto promotore di molteplici iniziative: fondatore e presidente della sezione boschese dell?Associazione Combattenti e Reduci, membro del Consiglio pastorale, sostenitore di tutte le iniziative di recupero o di restauro della Chiesa dell?Annunciazione in Bosco, per poi dedicare gli anni più maturi alle sue innate passioni per varie forme d?arte.

La poesia in italiano o in vernacolo, attraverso la quale Fermo metteva in luce i momenti più significativi della sua vita: i ricordi di un?infanzia trascorsa con fatica, ma con tanta serenità, fra lo studio e l?aiuto dato al padre decoratore, l?amore per la cara moglie Alda portata all?altare nel 1945, l?attaccamento al suo paese dove ha sempre vissuto e del quale ha raccontato usi e tradizioni.

Esperienze di vita che emergono con grazia e colore anche nella pittura, nelle numerose vedute che Fermo ha dipinto, fermando sulla tela gli angoli caratteristici del suo borgo, i tramonti dai colori accesi, gli azzurri del lago e del cielo, le sfumature dei fiori della sua terra.

Ma la passione che più lo ha fatto conoscere a migliaia di persone è legata al suo amore per la natura, per i boschi e per le radici che ricercava durante le sue passeggiate.

? Quando sono andato in pensione, mi recavo spesso nei boschi e un giorno del 1987, sulla montagna dei Sette Termini che sovrasta il paese di Bosco, ho avuto la fortuna di trovare una pianta sradicata. Per la stanchezza mi sono seduto e guardando con attenzione mi è sembrato di vedere una sporgenza che assomigliava ad un animale. Mi sono avvicinato e ho visto che era molto simile ad un cammello. Allora ho tagliato con un seghetto il pezzo, l?ho portato a casa pensando all?oriente e ho collegato il cammello alla natività. Il cammello è un emblema del presepe, una parte indispensabile per rappresentare la natività. Ho pensato così di creare un piccolo presepe fatto solo con radici al posto delle tradizionali statuine.

Anno dopo anno, radice dopo radice, la mia ricerca mi ha portato ad individuare tanti nuovi personaggi, fino ad avere 150 ?statuine? tutte in radice. Io le raccoglievo e, dopo averle ripulite, le ravvivavo con un tocco di colore, lasciando la loro forma originale. La mia è stata solo una collaborazione con la natura che le aveva create, per ripulirle e farle emergere col colore sul piano del presepe?.

Ogni volta che ne parlava, Fermo ringiovaniva per il fervore di poter descrivere quella che lui chiamava ?la sua creatura?. Certo la fatica è stata notevole nel corso dei numerosi anni di ricerca nei boschi per individuare quel pezzetto di robinia simile ad un cammello, per trovare il legno prezioso da deporre nella mangiatoia, le radici che potessero rappresentare Maria e Giuseppe, il bue e l?asino che riscaldavano la fredda grotta?

Da un altare della chiesa dove era stato esposto nei primi anni, il presepe, sempre più grande e ricco di particolari, ha trovato dimora stabile in un locale adiacente alla sacrestia, dove è possibile ammirarlo tutto l?anno.

?Nel corso degli anni sono giunte a Bosco oltre 40.000 persone per visitarlo, anche da luoghi molto lontani, con famiglie, amici, gruppi in pullman. Ciò dimostra che il mio lavoro è stato apprezzato, grazie anche alla notorietà ricevuta dalla stampa e dalla televisione che lo hanno presentato, illustrato e fatto conoscere nel mondo, fino a diventare per tutti il Presepe di radici di Fermo Formentini?.

Basta scorrere i registri delle firme dei visitatori e leggerne i commenti per capire quanto interesse, sorpresa e ammirazione abbia suscitato tale opera, da tutti definita ?unica?. Tra le firme di tanti sconosciuti, non mancano anche quelle di personaggi illustri, come il Cardinale Martini all?epoca Arcivescovo di Milano, il suo successore Cardinale Tettamanzi, il Vescovo di Varese Monsignor Ferrari, il Vicario Episcopale Monsignor Stucchi, il nuovo Vescovo Mons. Agnesi e numerosi altri.

La fantasia del Formentini non si è esaurita nel grande presepe, ma nel corso degli ultimi anni, ha ideato una serie di piccole ?Natività? tutte uniche e tutte da ammirare. L?artista ha cercato e trovato ceppi di radici che, nelle loro diverse sporgenze, racchiudevano i personaggi fondamentali del presepe, evidenziati solo attraverso l?uso sapiente del colore. E quando il ceppo non risultava sufficientemente completo, Fermo lo perfezionava con l?aggiunta dell?elemento mancante, ottenendo ogni volta risultati di una singolarità incomparabile.

Col passare degli anni il Formentini si preoccupava di trovare qualcuno che potesse aiutarlo e sostituirlo nel periodo natalizio di apertura, qualcuno che fosse disponibile a provvedere ogni anno alle manutenzioni necessarie, soprattutto per le parti verdi di muschio e piante.

Pertanto, in occasione del santo Natale 2008, l?Associazione Culturale ?Amici del Piccio? ha accolto l?invito dell?artista a diventare custode del ?Presepe di radici?, riunendo al suo interno il gruppo ?Sostenitori del presepe?, con la promessa di prendersi cura di un?opera così preziosa e di continuare a mantenerla viva per farla conoscere a tutti i visitatori.

Una targa all?autore ha sancito questa promessa e per ringraziare i sostenitori Fermo Formentini ha ufficialmente donato il suo presepe alla Parrocchia dell?Annunciazione in Bosco.

Infine, per il Natale 2014, anche venti ?Natività? dell?artista hanno trovato una collocazione definitiva in una sala, adiacente a quella del presepe,  restaurata dalla parrocchia di Bosco e dall?Associazione ?Amici del Piccio?, che testimonierà per tanti anni il prezioso dono lasciato ai boschesi da un loro concittadino dal cuore grande e nobile.


Carolina De Vittori ? 27 luglio 2015


Fermo e Alda

(fotografia G. Ravelli)



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